Visitare Derry: ferite e fantasmi di un’Irlanda (quasi) dimenticata

Oggi, vi voglio raccontare una storia.

Una storia che non tutti vogliono sentire, perché spesso è più facile fare finta di niente, girarsi dall’altra parte fingendo che esistano solo cose belle. Soprattutto quando si viaggia, credo che sia facile abbandonarsi alla tendenza di vedere la vita solo in positivo, lasciandosi scivolare addosso tutto ciò che non rientra in questo canone.

Al tempo stesso, però, credo sia fondamentale (soprattutto per chi non vuole essere solo un semplice turista di passaggio) cercare di capire il più possibile il luogo che si sta visitando per entrare in contatto con esso. Intendo, davvero in contatto.

Riflettevo proprio su questo durante una fredda mattina di marzo dello scorso anno, poco dopo aver terminato la mia abbondante colazione irlandese in un delizioso B&B della cittadina di Derry.

Derry… Qualcuno di voi ne ha già sentito parlare?

Prima di realizzare il mio on the road in Irlanda e Irlanda del Nord, ricordavo vagamente di aver sentito questo nome ma non riuscivo a contestualizzare bene in che occasione. Una volta giunta in città, però, ho ricordato tutto…

Una premessa… Perché visitare Derry?

Vi avviso, tra tutte le mete che potreste voler visitare durante un viaggio in Irlanda, Derry è probabilmente la meno fotogenica di tutte, la meno scenografica. In parole povere, la meno bella.

Per di più, visitare Derry non è così semplice: se volete farlo, dovete esserne davvero convinti perché la sua posizione un po’ fuori mano, proprio sulla linea di confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, non la rende una tappa molto frequentata. (Spesso chi si avventura in queste zone lo fa unicamente per passare da un paese all’altro, senza quasi accorgersi del centro cittadino.)

Tuttavia, se ne avete la possibilità, fateci una sosta. Perché Derry ha il fascino tipico delle anime frammentate (vi dico solo che la città possiede due nomi, Derry e Londonderry, a seconda che venga chiamata dai sostenitori dell’indipendenza irlandese oppure no). Il gusto sapido dei luoghi di frontiera. Quelli che ne hanno vissute di tutti i colori, quelli in cui il passato pesa ancora come un macigno ma, nonostante tutto, si prova ad andare avanti e a svoltare pagina.

A proposito di questo: la Bloody Sunday

Nel 1972, precisamente la domenica del 30 gennaio, viene indetta una manifestazione dall’Associazione per i Diritti Civili dell’Irlanda del Nord in sostegno alla minoranza cattolica presente già da secoli in Irlanda e, tuttavia, fortemente discriminata dalla maggioranza protestante al governo.

La rinomanza dell’evento richiama un numero incredibile di persone, tanto che le stime parlano di circa ventimila individui accorsi in strada, più precisamente nel quartiere operaio di Bogside.

Purtroppo, la manifestazione sfocia presto in tragedia non appena i paracadutisti dell’Esercito britannico aprono il fuoco contro la folla inerme, lasciando la città in ginocchio e uccidendo quattordici persone. L’episodio da quel momento in avanti passa alla storia come la Bloody Sunday, il giorno in cui i cosiddetti Troubles irlandesi (ovvero gli scontri tra nazionalisti e unionisti) raggiungono il loro culmine.

Oggi,  il resto del mondo sembra quasi essersi dimenticato di quanto accaduto quella domenica d’inverno. Eppure le ferite portate da quell’avvenimento aleggiano ancora ben evidenti sopra alla cittadina di Derry.

Da dove partire: Free Derry Museum

Una visita a Derry non può che cominciare da qui.

Tra le testimonianze rimaste dagli scontri del 30 gennaio, vengono ancora conservate le pallottole di piombo sparate contro i manifestanti e gli ordigni (fortunatamente) inesplosi, incastonati in spesse teche di vetro all’interno del Free Derry Museum.

Il Museo è gestito interamente da volontari (molti dei quali coinvolti in prima persona nell’episodio) e il costo del biglietto d’ingresso è di sole £6,00 per adulti/£5,00 per studenti e ridotti. Identificarlo non è difficile: le mura esterne dell’edificio hanno volutamente un colore rosso sangue molto intenso.

Qui, tra vecchi stendardi ormai logori e croci in legno dedicate alle vittime, si può scorgere persino il fazzoletto sventolato in aria da Padre Daly, nel disperato tentativo di salvare un compagno, Jackie Duddy, ferito gravemente. (Purtroppo, Jackie Duddy non sopravviverà alla notte.)

Nel frattempo un video in bianco e nero mostra a ripetizione immagini di quel giorno: colpi, vetri infranti, fumo che oscura il cielo e grida terrorizzate…

I 12 murales di Derry

Al di là del centro commemorativo, tuttavia, Derry è di per sé un piccolo ma imperdibile museo a cielo aperto.

Appena fuori dal Free Derry Museum, infatti, un’iscrizione nera su sfondo bianco segnala l’ingresso nella Derry “libera”, e poco più avanti ben 12 murales coloratissimi decorano i muri di alcune abitazioni del quartiere.

Non si tratta però di qualche scarabocchio casuale ma di vere e proprie opere di street art, realizzate da tre artisti locali (The Bogside Artists) con lo scopo di  raccontare tramite colori e immagini provocatorie tre decenni di storia dei Troubles, compresa la fatidica Domenica di sangue.

Vi assicuro che l’impatto di fronte ad alcune di queste immagini è estremamente forte. Come ricevere un pugno nello stomaco senza preavviso. Come quando ci si sente piccoli e completamente inermi al cospetto di qualcosa di molto più grande di sé.

Eppure la storia di un paese è anche la storia dei suoi fallimenti, dei suoi conflitti interni (prima ancora che di quelli esterni). Delle sue cicatrici che forse non smetteranno mai di bruciare.

Ecco perché visitare Derry significa immergersi nel cuore dell’anima più fragile dell’Irlanda.

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13 pensieri riguardo “Visitare Derry: ferite e fantasmi di un’Irlanda (quasi) dimenticata

  1. Una mia amica abita a Derry, ora che ci penso. Della storia della città, però, conoscevo solo gli eventi che portarono al Bloody Sunday. Un po’ poco, lo so, ma dopo aver letto questo post credo proprio che mi metterò a leggere qualcosa di più sulle vicende attorno a questa cittadina di frontiera.

    1. Purtroppo anche a scuola ci insegnano sempre troppo poco del mondo che ci circonda e della sua storia! Sono felice di averti incuriosito 🙂 Ti auguro una buona giornata Samanta!

  2. Ci sono andata anche io a Derry, proprio per visitare il Bogside. È una ferita ancora apertissima, soprattutto ora con la Brexit, non so come la strigheranno…

  3. Derry non è proprio lungo la strada, anche io non sono riuscita ad andarci anche se era tanta la voglia, ma il tempo come sempre tiranno non me lo ha consentito. sono contenta che tu abbia scritto un articolo su questa città e sulle sue vicende, perchè è importante il passato per non ripeterlo oggi. Fa sempre bene conoscere le cose, grazie mille

    1. Grazie a te Anna 🙂 Hai ragione, alle volte ci dimentichiamo proprio di quanto il passato possa insegnarci a non sbagliare più!

  4. Complimenti, non avevo mai letto un articolo cosi’ sentito su Derry. In effetti ci sono passata ma non mi sono fermata (va detto che ero alla fine del giro irlandese e ho per forza dovuto sacrificare qualche tappa). Ora mi mangio le mani! Ps: comunque pensavo fosse Cork la citta’ irlandese meno fotogenica 😉

  5. In realtà Derry non è proprio così fuori mano. Sia da Dublino che da Belfast ci sono trasporti molto comodi per quel pezzo di Ulster. Io ci sono stata varie volte, proprio per la sua storia difficile e parlare con la gente del Bogside, per me, è stato una delle più belle esperienze di viaggio mai fatte.

  6. Bellissimo articolo. Mi permetto di suggerire una lettura: “chiederò perdono ai sogni” di Sorj Chalandon racconta la storia vera di un irlandese che ad un certo punto della sua vita passa al soldo degli inglesi e diventa a tutti gli effetti un “traditore”. Dalle foto del tuo post si capiscono molte cose narrate nel libro.

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