Workaway – una scelta di viaggio alternativa

C’è chi concepisce il viaggio come un momento di distacco dalla propria vita quotidiana.

Chi lo vede come un’occasione per osservare da vicino qualcosa di nuovo.

Infine, chi lo percepisce come una vera e propria opportunità. Per mettersi alla prova, per sperimentare situazioni insolite. Per crescere al di fuori della propria comfort zone.

viaggiare in modo alternativo

E’ questo soprattutto il caso di tutte quelle persone che a una vacanza più tradizionale prediligono invece un’esperienza di viaggio alternativa e immersiva, come può essere quella di un Workaway.

Cos’è e come funziona il Workaway

In poche parole, un Workaway è un’esperienza di lavoro volontario in cui un individuo (o workawayer) si presta di sua spontanea volontà per ricoprire una particolare mansione, in cambio di vitto e alloggio gratuiti presso un host.

Workaway.info logo

Se vi ricordate la mia esperienza come WWOOFer di due anni fa, vi renderete subito conto che il principio alla base è pressoché identico: anche in questo caso, infatti, il volontario lavora qualche ora al giorno, ma l’unica spesa a suo carico è quella dei trasporti per raggiungere la struttura ospitante.

A differenza del WWOOFing, però, il Workaway non è legato unicamente al mondo dell’agricoltura sostenibile, al contrario può essere svolto in ambiti molto diversi fra loro. Ecco perché il volontario è libero di scegliere tra mansioni a stretto contatto con la natura, ma anche attività di baby-sitting, lezioni private di lingua, pulizia degli ambienti domestici, lavoro di receptionist e accoglienza clienti in strutture turistiche, ecc.

Per partecipare a un’esperienza di questo genere, è necessario innanzitutto andare nell’apposito sito e registrarsi come volontario pagando una fee di circa €36,00 (che ha validità per 12 mesi, a partire dalla data di registrazione). Esiste anche l’opzione 2×1 pensata per le coppie, al costo di €48,00 annuali: tuttavia, questa soluzione è consigliabile solo nel caso in cui si abbia la certezza assoluta di viaggiare sempre in due; non sarà infatti possibile presentarsi singolarmente con una tessera 2×1.

Una volta registrati, basterà solo cercare l’host/l’esperienza più adatta ai propri interessi, effettuando una ricerca in base al luogo in cui si vuole svolgere il Workaway, oppure il periodo in cui si è disponibili, oppure ancora in base al tipo di esperienza a cui si è più propensi. Infine, selezionata l’esperienza e preso contatto con l’host, non vi resterà che preparare i bagagli e partire all’avventura!

Il parere di chi ha vissuto un’esperienza di Workaway all’estero: mini-intervista a Veronica

Ammetto che è da qualche mese che sto seriamente pensando di lanciarmi in qualcosa di nuovo, qualcosa che mi costringa a mettermi in discussione. Qualcosa tipo un’esperienza di viaggio alternativa come il Workaway.

Per il momento, però, non ho ancora un’idea ben precisa: ecco perché ho deciso di lasciare la parola a chi ne sa molto più di me.

Veronica (che io ho conosciuto su Instagram come @unaveronicavagante) è una ventenne dallo spirito libero che qualche anno fa ha iniziato a viaggiare come au pair estiva in Spagna e da lì non si è mai fermata. Le piace leggere, assaggiare e cucinare specialità del posto in cui si trova ed entrare in contatto con le persone che lo abitano.

Qui sotto, trovate una mini-intervista che le ho fatto, proprio riguardo alla sua esperienza di Workaway all’estero.

–          Ciao Veronica, benvenuta! Per cominciare, ti andrebbe di raccontare in due parole che tipo di esperienza hai vissuto, dove, quanto è durata, a chi ti sei affidata, ecc.?

La mia esperienza è stata “fai da te” dall’inizio alla fine.
Ho scelto da sola di prendere un biglietto sola andata, con ritorno indefinito e con delle tappe sarebbero state scelte da me momento per momento.
Due anni fa avevo visitato Lisbona, e soprattutto la zona di Sintra e Cabo da Roca mi aveva fatto innamorare. L’idea iniziale era percorrere tutto il Portogallo da nord a sud, ma cercando sulla piattaforma di Workaway, mi sono resa conto di quanto affascinanti fossero le Azzorre. Ho deciso, quindi, di lasciare da parte tutto lo stress organizzativo e di prenderla più di petto.
Un biglietto d’andata, un posto in cui stare, il mio piccolo gruzzoletto e via.

La mia esperienza, però, ha avuto un punto di inizio preciso, ma il punto finale non è ancora ben definito.
Nonostante una piccola parentesi di un paio di giorni in Italia, sono ancora all’avventura all’estero.
In questo momento mi trovo a Madrid, dove sto facendo un tirocinio presso la Scuola Statale Italiana di Madrid e cerco di pagare l’affitto e sopravvivere facendo ripetizioni e qualche lezione privata.
Ma, ancora una volta, non ho nessun biglietto aereo di ritorno.

–          Che cosa ti ha spinto a partire così all’avventura?

Due anni da fuorisede, il bisogno di una pausa da studio e lavoro, l’uscire dalla mia zona di comfort e la necessità di capirmi meglio sono stati senz’ombra di dubbio i principali fattori che mi hanno spinta a partire. Poi credo che il vagare per il mondo faccia parte di me. Ho bisogno di novità, stimoli, e non mi piace la routine.
Con il senno di poi, direi anche che uno dei motivi per cui ho deciso di fare un’esperienza così, fuori dall’Italia, era perché avevo bisogno di scoprire aspetti di me stessa che nella mia cultura di origine, nel Paese in cui mi sentivo così a mio agio, non riuscivo a far uscire.

–          Curiosità… Come mai hai deciso di andare proprio in Portogallo?

Ho scelto il Portogallo come punto di partenza perché due anni fa avevo fatto un viaggio con mia sorella a Lisbona, e nella nostra gita a Sintra e Cabo da Roca, ci eravamo innamorate del paesaggio.
Penso che il Paese sia abbastanza sottovalutato in Italia, e volevo scoprirlo un po’ io, in prima persona.

–          Qual è stata la parte migliore di questa esperienza?

La parte migliore di questa esperienza sono state sicuramente le persone. Una piccola ma grande famiglia che porto nel cuore e senza la quale non avrei pianto per giorni e giorni, e per cui non sarei rimasta così a lungo a Lisbona.
Ognuno con le sue particolarità, ognuno con la sua bellezza e il suo affetto, ma tutti pronti a dare il meglio di sé.

La bellezza, poi, di scoprirsi in situazioni in cui non ti saresti mai immaginato è una sensazione impagabile. Si impara che molto spesso i limiti che abbiamo sono semplicemente quelli che crediamo di avere, e che siamo in grado di vivere con molto meno, e molto meglio.

–          Qual è stato invece (se c’è stato) il momento più difficile di tutti?

Il momento più difficile per me è sempre il lasciare qualcosa di bello per cominciare una nuova avventura e lasciare tutte le persone che sono state con te giorno per giorno,  per mesi e mesi. Non perché non ci potrà mai essere nulla come quell’esperienza, ma perché la consapevolezza di lasciare un posto in cui ti trovi bene e a tuo agio ti destabilizza e ritorni a sentirti, in un certo senso, sola contro il mondo. Una sorta di lotta contro te stessa.

Devo ammettere di aver avuto una sensazione così ad ogni spostamento. Ma, giustamente, se stai bene in un posto, hai quel piccolo timore di lasciare qualcosa di positivo per qualcosa di più instabile e di ancora sconosciuto.
Non posso non dire, però, che è sempre andata meravigliosamente!

–          Quindi, rifaresti tutto da capo allo stesso modo? Pensi che ti sia stata utile in qualche modo?

Assolutamente sì. L’ho detto anche quando ho salutato tutti i volontari all’ostello di Lisbona.
Rifarei tutto diciottomila volte, se potessi.
È stata un’esperienza fantastica e utile perché ho fatto un passo in più verso me stessa, non potrò mai tornare ad essere la Veronica che è partita. Vivere un periodo così ti cambia in meglio, ti rinforza e aumenta la fiducia in te stessa. Non avrei potuto chiedere di più!

–          A chi consiglieresti in particolare di vivere un’esperienza simile?

Non ci sarebbe persona che non potrebbe imparare qualcosa da un’esperienza simile.
Chi, però, ha voglia di scoprire, condividere, sperimentare, provare in prima persona è colui che la vivrebbe meglio.
Durante i miei tre mesi di ostello ho visto passare ogni tipo di persona e di viaggiatore, e a volte con lo staff lo commentavamo – ci capitava di vedere arrivare zaini prima di persone, quelle stesse persone che passavano le giornate in stanza perché ormai il viaggio aveva perso per loro ogni significato, e che si lamentavano di essere per il mondo da troppo tempo. Sappiamo che non è tutto rose e fiori, che tutti hanno bisogno di rilassarsi e a volte di prendersi una pausa, ma se si parte controvoglia o se si capisce che non è quello che fa per noi, non c’è nulla di male nel prendere una strada meno avventurosa. Si può viaggiare in tantissime altre forme.

 

 

Grazie Veronica, personalmente mi hai fatto venire una voglia pazzesca di partire e mettermi alla prova!

E a voi?

(Per qualsiasi altra informazione, potete trovare Veronica nella pagina Facebook del suo blog oppure direttamente sul suo sito.)

 

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8 pensieri riguardo “Workaway – una scelta di viaggio alternativa

  1. Ho sentito spesso parlare di Workaway e ho sempre sentito commenti positivi in merito. Trovo queste esperienze davvero stupende. Un modo per conoscere il mondo, per aprire i propri orizzonti e allo stesso tempo per conoscere meglio se stessi. Credo siano esperienze che poi restano per sempre!

    1. Hai proprio ragione, anche secondo me sono esperienze che ti sanno arricchire. Non vedo l’ora di vivere anch’io un’esperienza del genere!

  2. Sembra un’esperienza formativa, indubbiamente. Un modo per conoscere le persone e per rendersi utili. Intervista interessante.

  3. Ho letto da più parti di queste esperienze di viaggio e volontariato, mi piacerebbe molto farne una prima o poi. Credo che viaggiare e poter unire insieme al viaggio anche questo tipo di esperienza formativa sia qualcosa di eccezionale.

  4. Ho sentito spesso parlare del Workaway ultimamente, e devo proprio dire che mi sembra un’eccellente esperienza, di viaggio e di vita! Consente di entrare profondamente dentro la cultura del paese che si sceglie, vivendo proprio alla maniera local… Mi piacerebbe provare questa modalità di viaggio, prima o poi 🙂

    1. A chi lo dici…
      Deve essere proprio un modo diverso di approcciarsi a una destinazione, un modo che come hai detto tu ti permette di immergerti davvero nel posto in cui ti trovi. Credo ne valga davvero la pena 🙂

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